Testo dello scultore PROF. GIUSEPPE LA BRUNA Direttore dell’Accademia di Belle Arti di Venezia (Agosto 2017)
Ho conosciuto Angela Trapani due anni fa in occasione del Simposio di scultura sul sale a Petralia Soprana; esperienza unica e di particolare emozione, in quanto non avevo mai lavorato un blocco di sale estratto appositamente dal fondo di una miniera costituitasi sei milioni di anni fa. Alla vista appariva tenero e friabile, ma nel momento in cui ho iniziato a scolpire al contrario l’ho trovato molto duro e compatto.
Scolpire il sale e trasformarlo in un opera scultorea, mi ha dato la possibilità di pensare in modo diverso il senso di realizzare una scultura la cui composizione materica potesse contenere una preziosità che nei tempi dei tempi ha consentito all’uomo di viaggiare; proprio così, ho pensato prima di ogni cosa al viaggio dell’uomo che, grazie al sale ha affrontato lunghi percorsi di mare per scoprire nuove terre, e solo perché grazie ad esso, tante scorte alimentari potevano essere trasportate e conservate per mesi e mesi per nutrire i viaggiatori.
Con Angela Trapani al Simposio di due anni fa, ci siamo ritrovati ed abbiamo condiviso pensieri e giorni di lavoro insieme con la differenza, rispetto al mio lavoro, che Angela dava forma al sale attraverso la sua friabilità, la sua struttura quasi vicina all’origine del suo formarsi, determinando dei volumi che ricordavano le dune di un deserto o le cupole di caseggiati legati al mondo arabo o, per sua stessa citazione, “grandi mammelle” che, nel mio modo di vederle, esse contengono il sale della vita in tutti i sensi, compreso quello del mondo alchemico. Cassidoro scrive ” all’oro puoi rinunciare, al sale no”.
Il sale non è infiammabile, non è soggetto al calore ed uccide le reazioni impulsive, e come si suol dire sal sapientiae.
Nell’operazione di Marsala Angela Trapani ha realizzato l’installazione della semisfera che richiama la sua memoria storica di Donna del Mediterraneo.
Usa lo Stagnone per creare un collegamento fra mare, terra e cielo; quello stesso cielo che da sempre i naviganti viaggiatori osservavano ed utilizzavano come strada maestra per scoprire nuovi mondi.
Ma ha anche espletato un operazione di Land Art in cui l’artista prende possesso, in questo caso, delle Saline dello Stagnone e della sua produzione, per creare un filo conduttore che unisce insieme la stessa materia che è la pura essenza del mare, la grande esperienza delle maestranze del luogo, lo spazio, anzi il territorio in cui, attraverso questi elementi e l’idea intuitiva dell’artista, si trasforma in un sogno di bianco riflesso con cui Angela Trapani, utilizzando volutamente e con grande fascino un abito bianco, entra in simbiosi con tutto quanto la circonda fin quando, scesa la sera, gli interventi di luci da lei voluti ed indicati, cambiano ogni cosa in un mondo magico di blu, azzurri, di rossi rasentando quell’arancione che è sinonimo di sole, dando a tutta l’istallazione una rara bellezza che ingloba tutto e tutti.
Questa visione la ritrovo nelle sue pitture eseguite con estrema pulizia e nitidezza per il modo di usare il colore nella sua stesura e nel suo equilibrio cromatico.
Il bisogno dell’uomo è stato sempre quello di realizzare opere che potessero dimostrare la sua presenza e la sua esistenza. Nella storia dell’uomo, spesso l’opera è collegata al luogo; ed il luogo, a sua volta è legata all’uomo.
Alcuni esempi come il sito neolitico di Stonehenge da molti pensato come antico osservatorio astronomico, o i Dolmen, i Menir, le tante Stele sparse in tutto il mondo, è così via via ripercorrendo questa storia fino ad oggi.
Tra i miei preferiti e più straordinario è il complesso di enormi pietre monolitiche delle teste che sono state realizzate o collocate nell’Isola di Pasqua; il loro sguardo parte dalla terra per muoversi sempre più su fra mare, cielo e profondità del cosmo per collegarsi e dialogare con altre entità alle quali apparteniamo.
Il lavoro di Angela Trapani è tutto ciò, e lo ha manifestato in tutto il percorso che con tanta fatica, ma anche per fortuna con grande determinazione ha portato a termine.
Aggiungo con il piacere di dichiararmi suo ammiratore ed amico, che Angela Trapani, oltre a ripercorre storia e contemporaneità mettendo in atto il suo linguaggio artistico e la sua poetica, aggiunge anche un valore al valore: informare tutti noi che, oltre l’operazione artistica, c’è quella volontà e sensibilità di donna del Sud ed in questo caso di Marsala, di voler mettere in evidenza i vari operatori che hanno reso possibile la sua idea ed il suo progetto che sognava da anni, ed in particolare “I Salinari”.
Angela Trapani nel suo catalogo ha voluto citare chi sono e che ruoli hanno nell’operazione che svolgono: dai Partitari che effettuano “a Rumpitina” ai Venna, che raccolgono, al Signaturi che segna effettuando il “salmiggio” ed il Curatolo che “sovrintende”. E tutto ciò ci onora ed onora anche il paese di Marsala per garantire il proseguo di una memoria storica di lavori e vocaboli ormai quasi in estinzione .
Avrete modo di leggere l’elegante ed illustrativo catalogo che qui oggi, ich et nunc viene presentato dall’artista a tutti noi.
Se posso, vorrei aggiungere un piccolo pensiero su tutta questa operazione culturale ed un rammarico che tutto ciò non ha avuto il giusto merito che spettava all’artista: avrei impacchettato sacchetto dopo sacchetto quel sale che è stato utilizzato per realizzare l’importante evento, per venderlo o donarlo a chi riteneva opportuno usarlo sia come ricordo di una operazione artistica, sia per gustarlo ed ingerire piacevolmente il ricordo di un momento che rimarrà fissato solo nelle immagini riprese e nei ricordi di chi ha vissuto tutto il percorso da astante e partecipante al progetto.
Grazie Angela per averci dato la possibilità di pensare, riflettere, meditare e sognare attraverso il tuo lavoro.
Text by the sculptor PROF. GIUSEPPE LA BRUNA, Director of the Academy of Fine Arts of Venice (August 2017)
I met Angela Trapani two years ago at the Salt Sculpture Symposium in Petralia Soprana; it was a unique and particularly moving experience, as I had never worked with a block of salt specially extracted from the bottom of a mine formed six million years ago. At first glance, it appeared soft and brittle, but when I began to sculpt it backwards, I found it very hard and compact.
Sculpting salt and transforming it into a sculptural work gave me the opportunity to rethink the meaning of creating a sculpture whose material composition could contain a preciousness that, throughout time, allowed man to travel. Indeed, I first thought of the journey of man, who, thanks to salt, faced long sea voyages to discover new lands, and only because it allowed so many food supplies to be transported and preserved for months and months to nourish travelers.
At the Symposium two years ago, we met with Angela Trapani and shared thoughts and days of work together. The difference, compared to my work, was that Angela gave shape to salt through its brittleness, its structure almost close to its origins, creating volumes reminiscent of desert dunes or the domes of buildings associated with the Arab world, or, in her own words, “large breasts.” In my view, these contain the salt of life in every sense, including that of the alchemical world. Cassidoro wrote, “You can give up gold, but not salt.” Salt is not flammable, it is not subject to heat, and it kills impulsive reactions—as they say, it is the source of wisdom. In the Marsala project, Angela Trapani created the hemisphere installation, which recalls her historical memory as a Woman of the Mediterranean.
She uses the Stagnone to create a connection between sea, land, and sky; that same sky that sailors have always observed and used as a highway to discover new worlds.
But she has also carried out a Land Art operation in which the artist takes possession, in this case, of the Stagnone Salt Pans and its production, to create a common thread that unites the same material—the pure essence of the sea—the vast experience of the local craftsmen, the space, or rather the territory. Through these elements and the artist’s intuitive idea, the space is transformed into a dream of reflected white. Angela Trapani, deliberately and with great charm wearing a white dress, enters into symbiosis with everything around her until, as evening falls, the lighting interventions she desired and indicated transform everything into a magical world of blues, azures, and reds, verging on that orange synonymous with the sun, giving the entire installation a rare beauty that encompasses everything and everyone.
I find this vision in her paintings, executed with extreme cleanliness and clarity in the way she uses color, its application, and its chromatic balance.
Humanity has always needed to create works that demonstrate its presence and existence. Throughout human history, a work of art is often connected to a place; and a place, in turn, is connected to humanity.
Examples include the Neolithic site of Stonehenge, thought by many to be an ancient astronomical observatory, or the Dolmens, the Menirs, and the many Stelae scattered around the world, retracing this history up to the present day.
Among my favorites and most extraordinary are the complex of enormous monolithic stone heads that were created or placed on Easter Island; their gaze begins from the earth and moves ever higher between the sea, the sky, and the depths of the cosmos to connect and dialogue with other entities to which we belong. Angela Trapani’s work is all of this, and she has manifested it throughout the journey that she has completed with great effort, but also, fortunately, with great determination. I add, with the pleasure of declaring myself her admirer and friend, that Angela Trapani, in addition to retracing history and contemporaneity by implementing her artistic language and poetics, also adds value to value: to inform all of us that, beyond the artistic operation, there is the will and sensitivity of a woman from the South, and in this case from Marsala, to highlight the various operators who made possible her idea and the project she had dreamed of for years, and in particular “I Salinari”.
Angela Trapani, in her catalog, wanted to mention who they are and what roles they play in the operation they carry out: from the Partitari who perform “a Rumpitina” to the Venna, who collect, to the Signaturi who marks by performing the “psalmiggio” and the Curatolo who “supervises”. And all this honors us and also honors the town of Marsala to ensure the continuation of