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Susanne Capolongo: qualche domanda ad Angela Trapani

Entrando nello studio di Angela Trapani vengo subito catturata dal fascino delle sue opere, immersa tra tempere, polveri, pennelli, cupole monocrome e fotografie fatte di trasparenze caleidoscopiche, libri, disegni schizzi e ritagli.  Subito il mio occhio viene attratto dal rosso  che mi accende la passione, il senso di seduzione ed appartenenza verso il colore stesso. Il blu mi translata nell’infinito come rimando alla volta celestiale, all’introspezione, alla pittura dei grandi Maestri a me tanto cari come Piet Mondrian , Yves Klein, Max Bill. Angela mi accoglie con un grande sorriso sincero e pulito,  ha del colore sulle mani,  un rigagnolo di rosso sul collo e una macchiolina di azzurro fa capolino tra i capelli: ecco così l’artista si presenta a me .

SC Come ti sei avvicinata all’arte?

AT C’è un po’ d’arte nella mia famiglia,mio padre dipinge e insegna storia dell’ arte e disegno, mia madre suona il pianoforte e insegna musica. Anch’io ho studiato pianoforte e canto ma preferisco la pittura.  Mi sono diplomata in grafica pubblicitaria. In casa nostra c’era anche la camera oscura e li ho imparato prestissimo a sviluppare le foto .

SC Nelle tue opere c’è sempre stata la ricerca spasmodica della semisfera come ansia quasi ossessiva di una forma essenziale, da dove nasce?

AT A Sidi Bou Said, in Tunisia, per la prima volta ho modo di osservare da vicino la forma semisferica ossia la Cupola con il suo colore bianco accecante. Ho avuto come la sensazione di essere dentro a un libro di favole. Da allora sono stata sempre attratta da questo elemento architettonico che sembra non avere ne un inizio ne una fine…  l’ universo in miniatura.

SC La tua arte ha un’innegabile bellezza ed un’intrinseca eleganza che sembra che vengano da te usate come strumenti affabulatori, affascinanti e intriganti che attirano l’occhio di chi guarda per trascinarlo alla scoperta di un mondo mistico .  Sbaglio?

AT Mi fanno molto piacere le tue parole … probabilmente già la forma unita ad un colore che sta bene vicino ad un altro sono attraenti,  per quanto riguarda il misticismo…non so… cerco che forma e colore diano alcune sensazioni. 

SC Il blu e il rosso sono due colori ricorrenti, li troviamo in forma predominante nel nuovo ciclo di opere, questa scelta è dettata solo da un’esigenza estetica?

AT Il blu  si forma dalle varie sfumature che le cupole bianche assumono man mano arriva la sera. I rossi sono quelli delle cupole rosse di Palermo, uniche al mondo, quelle di San Giovanni degli Eremiti e di San Cataldo sulle quali mi sono soffermata più spesso indagandone l’origine del colore rosso poiché inesistente nell’architettura islamica e tanto meno in quella arabo normanna. Con questo colore rosso,  insolito, l’oggetto sacro sembra assumere aspetti quasi voluttuosi.

SC Puoi raccontare, brevemente, qual’ è  l’origine del “rosso”  delle cupole di Palermo?

AT Le cupole normanne in Sicilia venivano coperte con un intonaco impermealizzante formato da calce, sabbia  e ”coccio pesto”. Questo impasto inizialmente risultava di colore leggermente rosato ma con il passar del tempo diveniva grigio cinerino. E’ soltanto dal 1882 che Palermo  ha le sue cupole rosse, e cioè alla fine dei lavori di restauro affidati all’architetto Giuseppe Patricolo, il quale, secondo lo storico Rosario La Duca, interpretò come “rossocupo” il ritrovamento di un pezzo di intonaco di epoca normanna,  e adottando tutta l’antiscientificità del ripristino dei monumenti e forse grazie alla mano del capomastro fece rivestire poi di intonaco “rosso vivo” tutte le cinque cupole e successivamente per “analogia” anche quelle degli altri monumenti normanni a Palermo.

SC Quali sono stati, se ci sono stati, i tuoi riferimenti nell’arte? Ti ispiri a qualche movimento artistico del passato o a qualche singolo maestro?

AT Naturalmente tutti gli orientalisti,  ho ammirato la mostra di Torino del 1998 sugli orientalisti italiani curata da Rossana Bossaglia, e tra gli artisti in cui la poetica coincide con un viaggio o un luogo: Paul Klee e la luce, le palme di Mario Schifano, dervisci e tappeti di Aldo Mondino. Un’attrazione particolare per la “Spiral Jetty” di Robert Smithson ,  le lenti rotonde di Adolf Luter, …

SC L’artista del passato che avresti voluto essere?

AT Uno di quelli che sono stati vicini alla costruzione delle cupole arabo normanne di san Giovanni degli Eremiti  o di San Cataldo a Palermo volute da Ruggero II e Federico II 
 

SC La tua è un’arte vissuta a tutto tondo, è un processo di creazione continua, instancabile, quotidiana. Se tu dovessi pensare alle tue opere osservate da un pubblico fra 100 anni come ti piacerebbe che commentassero il tuo fare?

AT Ah ah  divertente, perché no?  quella che ha dipinto le cupole?

SC Quale è l’opera che preferisci?

AT Tra le atmo sfere quella che mi sembra più riuscita, la n.83?

SC Angela ti ringrazio per avermi concesso il tempo di poter comprendere a pieno la poetica del tuo fare Arte.

AT Grazie a  te Susanne  per aver capito così bene quello che faccio. 
          
Milano 2011

 

Susanne Capolongo: a few questions to Angela Trapani

When you enter the studio of Angela Trapani you are immediately captured by the allure of her works, amidst temperas, powders, brushes, monochrome cupolas and photographs made of kaleidoscopic transparencies, books, sketches and cuttings. My gaze is attracted by the red that ignites my passion as well as the sense of seduction and belonging that the colour itself demands. The colour blue carries me into the infinite while alluding to the celestial vault, to introspection, to the painting of the Great Masters so dear to me such as Piet Mondrian, Yves Klein, Max Bill. Angela welcomes me with a big smile, sincere and heartfelt. There is colour in her hand, a red trickle on her neck and a smattering of blue between her hair. That’s how the artists presents herself to me.

SC How did art first come into your life?

AT Well, there is some art in my family. My father paints and teaches history of art and drawing, my mother plays the piano and teaches music. I, too, studied the piano and sing, but it’s painting I prefer.  I got a diploma in advertisement design. At home we even had a darkroom where I learned how to dvelop our own photos.

SC In your work there is a spasmodic quest for the semi-sphere almost as if it were an obsessive anxiety for essential form, where does it come from?

AT I was at Sidi Bou Said in Tunisia that I first had the opportunity to observe closely the semispherical form, the Cupola, with its blinding white colour. I almost had the sensation I had slipped into a book of fairytales. Ever since I’ve been attracted to this architectural element that seems to have no beginning nor end …  The universe in miniature.

SC Your art undeniably contains a beauty and an intrinsic elegance that you utilise as storytelling tools, as alluring and intriguing tools, that capture the eye of beholders, hurling them into a mystical world.  Have I got it wrong?

AT I appreciate what you have just said. Form and colour that combine well are by themselves already attractive. As for the mysticism, well, I really wouldn’t know… I try to combine form and colour to generate sensations.

SC Blue and red are recurrent colours. They seem to dominate your new cycle of works. Was this choice dictated by reasons exquisitely aesthetic?

AT Blue is formed by the various shades the white cupolas assume as evening nears. The reds come from Palermo’s red cupolas – those of San Giovanni degli Eremiti and San Cataldo – which are unique in the world. I’ve investigated the origin of this red because it is inexistent in both Islamic and Arab-Norman architecture. This unusual red gives to the sacred object an almost voluptuous aspect.

SC Can you tell us what you found out about the red cupolas of Palermo?

AT Norman cupolas in Sicily were covered with an impermeable plaster made of lime, sand and so-called coccio pesto. While originally pinkish in colour, the plaster with time turned ash grey. It was actually only in 1882 that Palermo was endowed with its red cupolas, to be precise at the time when the restoration work entrusted to the architect Giuseppe Patricolo was finalised. Now, according to the historian Rosario La Duca, the architect interpreted as being “dark red” the discovery of a piece of plaster dating back to the Norman era. Thus, adopting an approach to building restoration that was totally unscientific and, probably, also with the willing hand of his site supervisor, or capomastro, Patricolo took the decision to plaster all the five cupolas concerned in “lively red,” successively doing the same, by analogy, with the other Norman monuments of Palermo.

SC Which have been, if any, your points of reference in art? Have you sought inspiration from any artistic movement of the past or from any single master?

AT Naturally, I’ve been inspired by all the Orientalists. I was enthralled by the exhibition held in Turin in 1998 on Italian Orientalists curated by Rossana Bossaglia, and felt a penchant for those artists whose poetics coincides with a journey or a place, like Paul Klee, or Mario Schifano with his light and palms or Aldo Mondino with his dervishes and carpets. Not to mention my particular attraction for the “Spiral Jetty” of Robert Smithson and the round lenses of Adolf Luter…

SC Which artists of the past would you have wished to be?

AT One of those who involved in the construction of the Arab-Norman cupolas of San Giovanni degli Eremiti  or of San Cataldo in Palermo by order of Roger II and Frederick II. 

SC Yours is an art lived to the fullest; it is a process of continuous creation, untiring, daily. If you were to imagine your works being seen by people 100 years from now, what is it you would like them to say?

AT Ah ah that’s funny! Well, like, “Isn’t she the one who painted cupolas?

SC Which is your favourite piece?

AT Maybe one of those making up the atmo sfere series, n. 83?

SC Angela I’m very grateful to you for having spared your time and allowed me to gain a deeper insight on the poetics of your artmaking.

AT And I thank you Susanne for having understood so well what I do. 
          
Milano 2011