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Nila Shabnam Bonetti  (Milano, maggio 2013)     

MONOLITI EMISFERICI 

Alla fine dello scorso Ottobre ho visitato la casa-studio di Angela Trapani, un loft milanese all'interno di un cortile pieno di silenzio e di verde. Le grandi finestre rendevano luminoso lo spazio nonostante il tramonto autunnale stesse avanzando. Le pareti, gremite di opere recentissime, colpiscono in modo inaspettato: nell'era del sapere onnipresente e delle immagini immediate, non fatevi mai tradire dalle foto di opere d'arte visualizzate dal monitor del computer. Parlava di aura dell'opera d'arte, Walter Benjamin*. Non accontentatevi delle immagini di opere della Trapani su catalogo o web, è un errore in cui è facile incorrere nella nostra epoca. Non sono lavori dalle facoltà seduttive immediate o ruffiani, necessitano anzi di ‘’un tempo’’ da dedicargli, quantificarlo è impossibile, troppo soggettivo. Il percorso dell'artista si è mosso verso una sintesi formale in cui monocromo ed essenzialità del segno richiamano l'esperienza del Color Field painting.

Ma torniamo un passo indietro. Tra un biscotto alle mandorle e un po' di Marsala (pur amando Milano è legatissima alla terra d'origine), Angela mi racconta il suo percorso di vita, formativo e lavorativo, partendo da un episodio che forse condizionerà tutta la sua vita, un viaggio in Tunisia all’età di 11 anni. Sulla nave confida al comandante la sua noia per questa vacanza lontana dagli amici e dai giochi, ma lui la meraviglia rivelandole che un viaggio nasconde sempre qualcosa di magico e gli preannuncia che presto lo scoprirà. Il mattino dopo Angela spalanca le persiane della sua camera d'albergo e davanti a sé una visione la ammalia, vede qualcosa che resterà nella sua mente e nel suo cuore per sempre. A pochi metri di distanza domina la sua vista la cupola di una moschea, una mezza sfera perfetta, enorme, candida e maestosa.

Angela intraprende un intenso percorso d'istruzione artistica ed il tema delle cupole si conferma assolutamente centrale alla sua opera; ne rappresenta tantissime e d'ogni tipo nel corso della sua vita artistica; le ritrae con il disegno, le interpreta con la pittura, le realizza tridimensionalmente con ogni materiale.

Il fascino del Medioriente la conquista completamente, l'architettura araba, sia pubblica sia privata, le offre continui spunti per le sue opere che destano l'interesse dei collezionisti grazie alla sua particolare capacità evocativa e all'uso raffinato del colore.
Riflette a lungo sul concetto dell'abitare. La dimensione privata e domestica come luogo sacro e di protezione. Luogo di mistero e fantasia per chi la osserva da fuori, limite che separa l'intimo dal pubblico, ma limite anche di manifestazione dell’essere, circoscrizione a un altro “luogo” di solitudine o sottomissione, quelle famigliari e religiose, tematiche particolarmente sentite dalla donna in tutte le società.

Negli ultimi anni la ricerca dell'artista evolve fino a raggiungere una astrazione estrema dell'immagine, informale e mistica, liberandosi da ogni orpello architettonico e esplorando nuovi significati, rimettendo in gioco drasticamente l'ambito interpretativo dei suoi lavori. Una scelta coraggiosa visto che da lei ci si sarebbe aspettati un perenne tuffo nelle Mille e una notte, una parentesi di esotico fascino, mentre ci si trova ora di fronte al rigore di semicerchi a campiture piatte in sovrapposizione. L'artista, per quanto possa sembrare nostalgica della modalità pittorica di sintesi formale legata agli anni centrali del Novecento, sviluppa un percorso completamente autonomo e “necessario” ai fini della liberazione del soggetto dalla realtà dei significati imposti. Abbandona di fatto l'agio estetico e dei contenuti collegati alla cupola per trascendere quindi dal soggetto rappresentato che si fa veicolo di conoscenza. Vuole addentrarsi più a fondo, nel senso più essenziale della forma che diventa una porta su altri mondi .

La semi sfera è la chiave, uno strumento che nella sua immediatezza e semplicità veicola la meditazione. Si apre così un “luogo” illimitato che si fa specchio dell'infinità di noi stessi.

Vi è un passaggio da cupole di edifici sacri a figure cosmiche, a paesaggi lunari, un'evoluzione dal micro al macro, dal nostro piccolo mondo allo spazio sconfinato dell'universo, dalla realtà quotidiana alla realtà dello spirito, in un viaggio senza meta verso la conoscenza. Riconduco i megaliti sferici della Trapani al Monolito di 2001: Odissea nello spazio, come strumento di apertura su un livello di consapevolezza superiore.