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Gioacchino Aldo Ruggieri   (Marsala, luglio 2008)     

“Trasparenze Riflesse” di Angela Trapani 

Continuando il discorso delle cupole, Angela Trapani  ha ora tolto ad esse la staticità del prodotto finito, su una tela o in qualsiasi altra collocazione, e le ha fatte protagoniste di un’invenzione-scoperta che parte o da un’emozione o da una ricerca sull’uomo, sulla natura, sulle cose, per conoscere di essi l’altra dimensione, inconsapevole in partenza, istintuale, da guardare e interpretare dopo l’evento prodotto dal clic fotografico.

Angela si fa accompagnare da una semisfera trasparente che, poggiata su qualsiasi cosa, animata o inanimata, rivela di essa un’altra sua identità, in una varietà di colori e di sfumature che la fanno altro da sé, un aspetto sconosciuto dell’inconscio che si materializza e si esprime in una sintesi che è di spazio, di tempo e concettuale.
        
Per cui l’immagine che risulta dal connubio cupola di vetro/macchina fotografica, è quella che tu vedi e interpreti, a cui tu dai un’anima e un sentimento, e, se vuoi, anche, un valore o un disvalore.
         
Sono opere, quelle che qui presenta Angela che, intanto, hanno forza e vivezza, placida immagine o tormentata, che in maniera singolare possono arricchire una parete perché essa non sia un impersonale sito che esalti un artista più o meno noto, ma piuttosto un’oasi di sentimento, di intuizione, di stato d’animo, di colloquio intimo o anche di discussione con altri.

Del resto si aspettava da Angela un’evoluzione della cupola dipinta.
Per lei, quest’ oggetto nel cielo o contro il cielo, ha sempre rappresentato un modo per parlare guardando in alto, come si fa quando si vuol conoscere l’intimo dell’uomo e lo si guarda negli occhi. E’ stato il suo, attraverso la cupola blu o rossa, un colloquio col cielo.

Ora, con la sua cupola di cristallo, Angela vuole dialogare con ognuno di noi offrendogli occasioni e sensazioni le più variegate e, a volte, sconvolgenti.
E produce un’arte per pensare, per far pensare, per vivere aspetti del reale che nascono dalla deformazione di esso per riformarsi nella mente e nel cuore dell’osservatore.

Una donna, una cupola, un clic: una simbiosi intellettuale e artistica che definire di avanguardia sarebbe, a mio avviso, riduttivo. Proprio perché, da sempre, l’uomo ha voluto indagare, in piccolo o in grande, questo enorme mistero dell’universo. 
                                                                  

* * * 

Gioacchino Aldo Ruggieri  (Marsala, Il Vomere, agosto 2008)

Riflessioni sulla mostra di Angela Trapani

Credevo di aver detto tutto sia sulla chiacchierata di presentazione sia nella pagina offerta ai visitatori nel corso dell’inaugurazione. E invece il pensiero è tornato su questi esiti della “sindrome della cupola” che Angela si porta dietro, o per meglio dire addosso, da molti anni, fin dal tempo delle cupole azzurre, blu, e poi rosse sulle tele e via via con le installazioni costruite con 2.300 metri di tubo in pvc o con il sale a Milano.

Ora dalla manifestazione in arte spaziale la cupola è diventata, non so quanto improvvisamente, strumento di reinvenzione del reale, accompagnata da un quadrato di tela e da una macchina fotografica. Qual è il prodotto? Un’immagine che nasce dal reale, dalla sua suggestione del momento, per diventare, in un momento appunto, una creazione, o forse una creatura surreale che è l’aspetto nascosto di risulta di un clic. Ora la domanda che mi son posto è la seguente: il prodotto è un’opera d’arte? Raggiunge la forza di un messaggio artistico per quel che è e per quel che nasce dal sé stesso attraverso una cupola, una tela, un clic? Non rispondo con un giudizio assoluto, che spetta ad una critica più severa, ma con un esame soggettivo di questa ricerca. Ma forse anche il concetto di ricerca rischia di essere una categoria astratta nell’esame dell’opera ultima di Angela Trapani.

Non credo, infatti, che lei abbia voluto “ricercare” con questa sua nuova tecnica legata alla cupola, ma piuttosto che abbia voluto ”sentire” quanto più nascere da un contatto diverso tra una nuova tecnica e un oggetto, forse anche suggestionata dalla volontà di scoprire che cosa è, come produttrice – prima era stata “prodotto” - una cupola che fa della sua trasparenza ialina un occhio capace di trasformare, rendendola surreale, una realtà, anche la più semplice, la più elementare, definendola in piano e in profondità come un’entità spaziale al di là dello spazio. 
 
Per cui, senza la scientificità di una ricerca, questa benedetta cupola spinge a ricercare che cosa c’è sotto. E quindi Angela ha scoperchiato la cupola delle sue tele, l’ha messa sottosopra per il desiderio di scoprire che cosa ci sia, ci possa essere, sotto di essa. E lo fa attraverso l’occhio di una macchina fotografica che, posto sopra la cupola, inquietantemente ricrea, modifica, stravolge, la realtà portandola in una dimensione che non c’è, nell’isola che non c’è, in un’isola che raccoglie i sogni di un occhio aperto, violentato da una cupola di vetro.   

Quale il livello artistico rinvenibile in questa nuova esperienza di Angela? Per quel che mi riguarda una suggestione dell’irreale che, sapendo che nasce dal reale, mi porta verso un pensiero di caducità infinita, di conoscenza assai parziale delle cose, di rapporto con l’altra dimensione del vivere, del guardare, del pensare, dell’immaginare. Mi porta in un mondo nel quale sono io che creo e vivo il reale; ma un reale fatto di nulla e di tutto, di colori, di chiaroscuri, di contrappunti.

Per cui rischio di riscoprire il desiderio di un ragionamento che non debba per forza avere origini certe e matematiche ma che si può intrecciare con la musica e, talvolta, con la poesia.
Provate anche voi a guardare queste opere per dar loro un rapporto col pensiero, col vedere oltre, col desiderio di titolare un libro senza titolo che la fantasia di un artista, con un clic e una cupola, ha scritto appunto per voi.

 

 

Gioacchino Aldo Ruggieri   (Marsala, luglio 2008)     

“Transparency Reflex " by Angela Trapani

 

Continuing the discussion of the domes, Angela Trapani has now taken them to the static nature of the finished product, on a canvas or any other location, and has made them protagonists of an invention-discovery that party or an emotion or a research about man, nature, things, to know of them the other dimension, leaving unconscious, instinctual, to watch and play after the event by clicking the product photo.

Angela is accompanied by a transparent dome, resting on anything, animate or inanimate, it reveals another of his identity, in a variety of colors and shades that make it something else, an unknown aspect of the unconscious materializes and is expressed in a summary of which is space, time and conceptual.
         
So the image resulting from the combination glass dome / camera is what you see and interpret, to which you give a soul and feeling, and, if you will, also, a value or a negative value.
          
These works, those here present that Angela, meanwhile, have the force and vivacity, placid image or tortured, in a unique way that can enrich a wall because it is not an impersonal site that celebrates an artist more or less known, but rather a ' oasis of feeling, intuition, mood, of intimate conversation or discussion with others.

The rest was expected evolution of the dome painted by Angela.
For her, this' object in the sky or the sky, has always been a way to talk about looking up, as you do when you want to know the inner man and you look in his eyes. It 'was his through the dome of blue or red, an interview with the sky.

Now, with its glass dome, Angela wants to talk with each of us by offering opportunities and feelings of the most varied and sometimes shocking.
It produces an art to think, to think, to live the real issues that arise from the deformation of it to reform itself in the minds and hearts of the observer.

A woman, a dome, a click, a symbiosis that define the intellectual and artistic avant-garde is, in my opinion, an understatement. Precisely because, as always, the man wanted to investigate, both small and large, this huge mystery of the universe.

* * *

Gioacchino Aldo Ruggieri  (Marsala, Il Vomere, agosto 2008)

Reflections on the show Angela Trapani



I think I said everything is on the chat page presentation is offered to guests during the inauguration. But thinking back on these outcomes is the "syndrome of the dome" that Angela carries, or rather her, for many years, since the time of the blue domes, blue, and red on the canvas and then gradually with installations built with 2,300 meters of PVC pipe or with salt in Milan.

Now the art event space in the dome has become, I do not know what suddenly reinvention of the real instrument, accompanied by a square of cloth and a camera. What is the product? An image that comes from reality, from his suggestion of the moment, to become, in just a moment, a creation, or perhaps a creature that is the surreal aspect of it is hidden in a click. Now the question I am placed is as follows: the product is a work of art? Reaches the strength of an artistic message for what it is and what comes from himself through a dome, a painting, a click? Do not answer with an absolute opinion, that it is a severe criticism, but with a subjective examination of this research. But perhaps the concept of research is likely to be an abstract category last examination of the work of Angela Trapani.

I do not think, in fact, that she wanted to "look" with this new technique related to the dome, but instead wanted to "feel" as born of a different kind of contact between an object and a new technique, perhaps influenced by the desire to discover what it is, as a producer - first it was "produced" - a transparent dome that makes it capable of turning a blind eye hyaline, making surreal, a reality, even the simplest, most basic, defining it in a level and depth as a spatial entity beyond the space.
 
So, without a scientific research, this blessed dome pushes to seek what is underneath. And then Angela has uncovered the dome of his paintings, he turned upside down by the desire to discover what it is, there may be, under it. And it does so through the eye of a camera, located above the dome, eerily recreates, modification, distorts the reality in bringing a dimension that is not there, that there is no island in an island collecting the dreams of an open eye, raped by a glass dome.

What the artistry found in this new experience of Angela? As far as I'm concerned a suggestion of unreality that comes from knowing that real, leads me to a thought of endless futility of very partial knowledge of things, the relationship with the other dimension of life, of looking, thinking, imagining. Takes me to a world in which I live and I make the real, but a real piece of anything and everything, colors, light and shade, of counterpoint.

So the risk of a desire to rediscover an argument that should not have to have certain roots and mathematics but that can be interwoven with music and sometimes poetry.
You can also try to look at these works to give them a report by thought, by seeing as well, with the desire to book without a title holder that the imagination of an artist with a click and a domed, wrote just for you.